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mercoledì 24 maggio 2017

Un mascalzone senza pari di Virginia Dellamore

Sono in difficoltà, lo confesso, perché da ieri, cioé da quando l'ho finito di leggere, non riesco a stabilire se mi è piaciuto o meno l'ultimo libro di questa prolifera e fortunata autrice.


Una parte di me mi dice di sì, che alla fine il romanticismo trionfa su tutto, ma l'altra parte si indigna e mi fa riflettere su alcune mancanze già notate in passato, che qui ritornano e si rafforzano per una storia a tratti non proprio riuscita.
Per cercare di fare un po'  di ordine, andiamo per gradi. Per chi non lo avesse ancora letto, anche se immagino che siate rimasti in pochi, visto il grande successo che riscuote sempre questa autrice, vi lascio la sinossi: 


Londra. 1812. Lord Lancelot Devon – una canaglia come pochi, ormai quasi sul lastrico – si trova dinanzi a un terribile bivio: finire sommerso dai debiti o trovare una moglie ricca. La sua avversione nei confronti del vincolo matrimoniale è tale che quasi preferirebbe la prigione. Tuttavia, persuaso dalla sua amica Cassie, una prostituta dallo spirito materno, decide di andare a caccia della signorina più danarosa fra le molte debuttanti della Stagione. 
La sua attenzione si focalizza subito su Miss Mary Daniell, la figlia di un mercante arricchito, con una dote favolosa e una rendita altrettanto allettante. Lancelot dà per scontato che la giovane, rozza e tutt’altro che bella ereditiera, abbagliata dall’idea di diventare duchessa, accetterà di buon grado la sua ben poco romantica proposta, più simile a un accordo d’affari che a una dichiarazione d’amore. 
Ma ha fatto male i suoi conti: Mary Daniell, pur essendo effettivamente maldestra e senza alcun fascino, si rivela un osso più duro del previsto. Del tutto disinteressata al suo titolo e dotata di pochi peli sulla lingua, lo respinge con ironico disprezzo. 
Cosa può succedere quando un mascalzone disposto a tutto pur di ottenere ciò che vuole, decide di sposare a ogni costo una donna che gli resiste?
E se la donna senza fascino si rivelasse, in definitiva, pericolosamente attraente?
Una storia romantica e passionale, all’insegna di vivaci schermaglie, apparente indifferenza e devastante gelosia, feste danzanti, fughe, inseguimenti e altre fughe, ma non priva di momenti toccanti. 
Un romanzo che racconta di un matrimonio di convenienza destinato a diventare un matrimonio d’amore, e di due trasformazioni: quella di una ragazzina in una donna e, parafrasando Shakespeare, quella di una bestia in un uomo.

Virginia ha una prosa avvolgente, che prende. Scrive bene e anche nella vita quotidiana deve essere un gran romantica, perché si intuisce da tanti piccoli dettagli e questa cosa a noi lettrici piace e dunque scrivesse quello che vuole, perché tanto continueremo ad acquistarla, ma oggettivamente ci sono dei libri più riusciti e altri che lo sono meno e questo non è decisamente tra i migliori.
Bisogna ammetterlo ed essere sinceri.
C'era molto di già sentito e letto e non solo nei suoi precedenti romanzi, ma anche in altre autrici. A me, ad esempio, sono tornati spesso alla mente i personaggi di Anne Stuart, anche se magari non si è ispirata a lei, ma nella contrapposizione di lui bellissimo e lei bruttina, me l'ha ricordata molto, come anche nel confronto serrato, e a volte duro, tra i due protagonisti. Nel confronto però non c'è paragone. La Stuart è molto più brava. 
E visto che abbiamo deciso di essere sincere e di analizzare fino in fondo il nostro pensiero, devo dire che neanche la copertina mi convince.
Quel viso da ragazzino, a tratti robotico, non mi piace. Sarà per questo che  Lancelott, non mi ha conquistato fino in fondo? Scherzi a parte, quando mi si parla di un mascalzone il mio pensiero vola a lui, l'unico, l'irripetibile ed indimenticabile Rhett Butler di Via Col vento.


Rhett è un personaggio carismatico, che se ne infischia delle regole, ma lo fa con classe. Se si vuole creare un personaggio fuori le righe, bisogna puntare in alto, per creare qualcosa di bello e invece spesso voliamo basso e non mi riferisco solo a questo romanzo e a questa autrice.


Detto questo, la storia è nel suo complesso carina e la consiglio a tutti gli animi romantici, anche se, tra i miei preferiti di Virginia Dellamore resta Non posso esistere senza di te.

sabato 20 maggio 2017

IL BACIO DI MEZZANOTTE di Lara Adrian


La scoperta di Lara Adrian è stata un puro caso, in quanto avevo da poco terminato l'ultimo libro disponibile della Ward, ovvero IL CERCHIO DEGLI AMANTI, ed ero in attesa di quello successivo, non ancora arrivato neanche in America, eppure il fascino esercitato su di me da questa saga ancora perdurava e non volevo separarmene completamente. Cercando in giro una cura a questa strana malattia, mi sono imbattuta in commenti acidi ed infervorati contro Lara Adrian, accusata soprattutto di aver copiato la Ward in maniera neppure troppo velata e, mentre le altre si lasciavano prendere dal furore, il mio interesse si è destato pieno di speranze, in quanto un'accusa del genere non mi ha mai scoraggiato. Infondo anche le storie di Shakespeare non erano materiale originale. Tutto sta poi nella realizzazione e mi sono detta che avevo trovato quello che cercavo. Ne sarei uscita curata o mi sarei potuta ancora divertire con altre storie. 


Il passaggio dalla Ward alla Adrian ovviamente è avvenuto non senza un certo lieve fastidio, in quanto è innegabile che leggere 11 volumi di fila della Ward ti fa precipitare in un vero e proprio mondo a parte, dotato di una sua liturgia, di tradizione ed usanze che in qualche modo ormai sono solo sue, quindi provato uno strano veja vu e soprattutto, mentre seguivo Lucan Thorne, protagonista de Il BACIO DI MEZZANOTTE, attraverso le strade pericolose di Boston, mentre se ne andava a  caccia dei suoi nemici, mi aspettato che da un momento all'altro sbucassero Rhage, V, Butch, Z e tutti gli altri, inviati da Wrath per salvare la situazione. Oppure quando gli occhi di Gabrielle Maxwell, la nostra eroina di turno, incrociano in un locale alla moda dove si è recato con i suoi amici, un fascinoso uomo con gli occhiali da sole, mi veniva da gridarle che lui era il Re e che era tornato! Vaneggiamenti di una consorella sulla strada della guarigione.



Ovviamente dovrei essere del tutto cieca o astiosa nei confronti dei commenti del prossimo per negare l'ovvio, ovvero che le somiglianze tra i libri della Ward e della Adrian ci sono e sono anche piuttosto pesanti. Basti pensare ai  fratelli, che fanno parte di un Ordine di guerrieri, o al centro in cui vivono tutti insieme con le loro compagne. C'è una guerra in corso (ovviamente, mi viene da aggiungere) che si combatte  e come al solito gli umani sono ciechi e non se ne rendano conto. Ma invece di lasciarmi turbare dagli elementi in comune, la mia attenzione si è focalizzata sulle differenze e su quello che di nuovo la Adrian è riuscita ad introdurre. 


I suoi vampiri non si smaterializzano e soprattutto non esistono vampire che possono fornire loro il sostentamento. Infatti è una specie che ha solo maschi, ma allo stesso tempo tra le umane esistono alcune che hanno un particolare DNA che ne fa Compagne della Stirpe, ovvero coloro in grado di nutrire i loro compagni. L'origine è aliena: sono creature feroci di un altro pianeta, giunte sulla terra per conquistarla, ma che si sono estinti, lasciando tracce della loro natura in ibridi nati dall'incrocio con delle donne in carne ed ossa. 


Il desiderio di Sangue, tipico di tutto questo mondo letterario, e che nella Ward era assolutamente moderato in quanto il sangue umano non esercitava nessuna attrazione, nel romanzo della Adrian finisce per tornare prepotente e centrale. L'istinto di nutrirsi in queste creature che si trovano sempre in bilico tra civiltà e mondo selvaggio è forte come non mai ed un sottile confine divide i guerrieri dell'Ordine della Stirpe da quelli che sono i loro nemici, ovvero i Ribelli, creature come loro che si sono lasciate conquistare dalla Brama di Sangue. Basta poco per cedere, per passare dal semplice soddisfacimento di un bisogno a cui non si possono sottrarre (come farebbe la famiglia Cullen di twilightiana memoria), ma allo stesso tempo non possono lasciarsi dominare, perché bastano poche gocce in più per varcare il confine e trasformarsi in creature disgustose e animalesche. È questo il vero nodo, la vera lotta dei vampiri della Adrian, che portano dentro di sé la consapevolezza di poter diventare nemici.


Il romanzo è molto più breve dei volumi della Ward, anche perché non ci sono storie secondarie. Il protagonista di IL BACIO DI MEZZANOTTE è Lucan Thorne, un antichissimo vampiro di quasi novecento anni, che appartiene alla GEN UNO, ovvero alla prima generazione ed è per questo una sorta di capo nel gruppo di guerrieri che vivono in una villa enorme e super tecnologica. È vissuto senza una compagna, o un amore tutto suo, per secoli  preso solo dalla lotta. La sua è una reazione in qualche modo legata alla perdita della sua famiglia: un padre terribile che vinto dalla Brama di Sangue ha ucciso sua moglie ed è stato a sua volta eliminato dallo stesso Lucan. Questi ha perso anche i suoi due fratelli, uno ucciso e l'altro apparentemente suicidatosi. Scopriremo che non è così nel corso del romanzo.


Quando Lucan incrocia il cammino di Gabrielle Maxwell, quest'ultima ignora qualsiasi cosa di questo mondo sconosciuto e pericoloso, anche se sul suo collo, senza che lei lo sappia, è inciso il marchio delle Compagne della Stirpe. Lucan è attratto da Gabrielle, ma quando scopre che potrebbe legarsi a lei in modo assoluto, cerca di tenerla a distanza, anche se i pericoli e un talento particolare di Gabrielle nel vedere cose che altri non notano finiscono per intrecciare il loro cammino continuamente, fino a quando Lucan si rende conto che respingerla non li aiuterà e che lei è ormai parte della sua vita.


Il romanzo presenta non solo la storia d'amore tra i due, ma anche una certa azione, con la presentazione dei due schieramenti contrapposti. Entriamo nel complesso, dove vivono Dante, Rio, Gideon, Nikolai, Conlan ed il problematico Tegan. Lucan è il capo di riferimento, anche se sembra che tra lui e Tegan non corra buon sangue per qualche terribile storia del passato. Con gli uomini ci sono anche alcune compagne, la bellissima e gentile Savannah, compagna di lunga data di Gideon, Danika, compagna e poi vedova di Conlan, ed Eva, la passionale compagna di Rio, che poi tradirà la stirpe e quindi sarà ripudiata dal guerriero. Ognuno di loro sembra avere un ruolo e delle capacità e in questo primo libro, si fanno notare Dante, con la sua aria scanzonata, Gideon con la sua abilità ed il suo pragmatismo, Tegan, per la sua anima oscura. Gabrielle conosce tutti loro, anche se la sua abilità nel trovare i covi dei Ribelli, finisce per attirare l'attenzione del capo dei Ribelli, una vecchia conoscenza di Lucan.


Il romanzo nel complesso sembra interessante, malgrado i chiarissimi richiami alla Ward e al suo mondo vampiresco. Certo il romanzo è più snello e più ripulito, nel senso che le sue creature sono a metà tra il selvaggio predominio degli istinti ed una certa aristocrazia. Non l'ho trovato malvagio e nel complesso mi è piaciuta anche la coppia di Gabrielle e Lucan. Sono curiosa di vedere come proseguirà. Gli dò un voto di fiducia.




FRATI TRATTE DAL ROMANZO


Il suo sguardo era stato attirato lontano dalla sua preda da un paio di occhi pieni di emozione e uno spirito che pareva sperduto quasi quanto il suo.


***


"Non ti piace il mio lavoro" azzardò lei.Lui scosse lievemente la testa scura. "Lo trovo affascinante."A quel punto Gabrielle si incuriosì. "In che senso?""Trovi la bellezza nei posti più improbabili".


***


Gelsomino, pensò lui, arricciando le labbra all'indietro in un sorriso di beffardo apprezzamento. Un fiore esotico che apre i suoi petali fragranti solo alle lusinghe della notte.


***


"Mi rammarico che tu abbia dovuto vederlo, ma non posso scusarmi. E non lo farò. Ucciderei chiunque avesse intenzione di farti del male, umano o altrimenti.""Il che ti rende pericolosamente iperprotettivo, oppure semplicemente fuori di testa."


***


"Non sono un emissario della mia razza. Sono un guerriero. E a volte un boia. Il mio mestiere è la morte, Gabrielle, e non sono abituato ad accampare scuse nei confronti di nessuno per le mie azioni."


***


«Non mi fermerò mai. È questa la mia ragione di vita: dispensare morte.»


***


«Hai trovato il tuo destino, Gabrielle. Proprio come ti avevo promesso. Ma non ti ho mai detto che sarebbe stato assieme a me.» 


***

C'ERA UNA PRINCIPESSA di Johanna Lindsey



C'ERA UNA PRINCIPESSA è il primo volume della saga intitolata CARDINIA, a cui, come al solito, sono arrivata partendo da un libro successivo, ovvero MI APPARTIENI, che mi aveva lasciato una sensazione piacevole. Avevo quindi già incontrato i protagonisti di questo libro, ovvero  la bella Tanya e l'inquietante Stefan, anche se ovviamente il "Dopo Lieto Fine" ce li mostrava felici e sul punto di mettere al mondo il loro erede.


Qui però tutto ha inizio, con Stefan appena eletto Re di un piccolo stato europeo tra i più ricchi al mondo, ovvero Cardinia. Il padre, in fin di vita ha deciso di abdicare a favore del figlio, ma il trono è sorto grazie al sangue versato, ben 11 persone sono state sacrificate per permettere a Sabor di diventare il sovrano. Così, al potere, viene legata anche una promessa per ripulire il nome ed il casato. 



Tatiana, la piccolissima principessa destinata a sposare Stefan e a risanare le ferite intestine della famiglia, è stata cresciuta lontano dalla Cardinia, nella vivace America, per poter in qualche modo essere difesa e protetta. Stefan, pur non amando l'idea di legare la sua vita ad una sconosciuta, decide comunque di rispettare la volontà paterna e parte per il Nuovo Mondo con un manipolo di uomini tra cui spicca il fascinoso ed arrogante Vasili. La loro meta è New Orleans dove però le tracce della principessa si sono perse per vicende alterne. Quello che dovrebbe essere un lavoro facile, di poche settimane, si rivela invece una spasmodica e complicata ricerca della principessa scomparsa.


Quest'ultima, chiamata da tutti Tanya, vive in una locanda equivoca a Natchez, Mississipi, come figlia del proprietario. L'attrazione principale del locale è una ballerina del ventre che si esibisce davanti ad uomini bramosi corsi da ogni parte pur di assistere. 


Lungi dall'aver avuto una vita di comfort e di agi, Tanya ha dovuto subire angherie e privazioni fino a quando, per sua fortuna, l'uomo che l'ha cresciuta si è ammalato e la sua vita è decisamente migliorata. Gestisce il locale e sogna con l'indipendenza e l'autonomia che mai ha posseduto. Per niente interessata al matrimonio, non è certo intenzionata ad accettare che un uomo possa nuovamente prendere il controllo della sua vita. Una sera, però, nel locare arriva l'inquietante Stefan, insieme ai suoi uomini più fidati, ovvero Serge, Lazar e Vasili. La loro ricerca li ha portati li, anche se nessuno sembra in un primo momento poter credere che la nobile Tatiana Janacek sia la donna che hanno davanti.



La reazione di Tanya è decisamente credibile, in quando la storia che le viene raccontata le sembra così assurda come solo una favola per bambini può esserlo. Inoltre, per strategie varie, le viene detto che il suo promesso sposo è Vasili, l'Apollo biondo per cui lei prova subito antipatia ed irritazione, e non Stefan, da cui invece si sente attratta, che invece teme che lei possa respingerlo per via del suo aspetto quando scoprirà la verità. 



Tutta la maggior parte del romanzo è costituito ancora una volta da un lungo viaggio, un po' come sarà poi anche il secondo volume della saga. Il viaggio come percorso di crescita e di conoscenza...Tema piuttosto usato che conserva sempre un suo fascino. Quello che mi piace però è anche l'iterazione con gli altri componenti del gruppo che scortano la principessa verso il Regno di Cardinia: Lazar il pigro sorridente, Serge il serioso, ma soprattutto Vasili, l'arrogante, l'impulsivo, il fascinoso. 


Se Stefan è il Re tormentato, insicuro e a tratti fragile per quelle cicatrici che lo deturpano, Vasili ha quella sicurezza nata dall'avvenenza e dal plauso del mondo che lo circonda. Malgrado ciò, Vasili mette la fedeltà e l'onore, e quindi la dedizione alla corona e al cugino, al di sopra anche dei propri piaceri personali e questo ne faranno un grande protagonista nel romanzo successivo. Qui, dopo essersi fatto odiare da Tanya, rivela una certa profondità e capacità di fare un passo indietro quando scopre che la principessa non è quella donnaccia che tutti loro credono.Peccato che la rivelazione non sia condivisa da Stefan, che nel momento clou quando la sua rabbia (altro elemento sui cui l'autrice costruisce buona parte del ritmo della storia) ha il sopravvento, è talmente ubriaco e confuso da non rendersi conto della verità. 


Innegabile il fatto che il più fascinoso tra Stefan e Vasilia sia Vasili.  Di solito quelli troppo belli diventano piatti, privi di fascino, invece lui, malgrado l'aria da Adone dorato, finisce sempre per conquistare. Basti pensare alla scena in cui si rifiuta categorico di prestarsi all'esperimento di Tanya che vuole scoprire se Stefan ha ragione e se tutti gli uomini che la baciano provocano la stessa reazione. Vasili rifiuta di essere la cavia, ma poi, dietro alla minaccia che la Regina possa andarsene in giro per l'accampamento a chiedere baci, la trascina in un posto appartato e con aria rassegnata si cimenta. Lei sembra soddisfatta, ma noi restiamo con il dubbio che non si sia impegnato abbastanza.



Alla fine, come nel più classico dei romanzi,  tutti i nodi vengono al pettine e abbiamo un fastoso matrimonio reale, preceduto quasi dall'omicidio della sposa, che però viene sventato rapidamente dal Re. Libro scorrevole e assolutamente piacevole, ma  il secondo è decisamente quello più interessante.

TRILOGIA DELLA FAMIGLIA BLACKWELL/KENLEIGH di Pamela Clare


Pamela Clare è un'autrice americana che ha iniziato la sua carriera come giornalista e reporter investigativa, prima di dedicarsi alla scrittura di romance contemporanei e di storici. È arrivata due volte finalista al  RITA , uno dei premi più prestigiosi del genere e tre volte a quello di Daphne du Maurier  con romanzi della serie nota come I-Team.

Amante della storia, ha studiato archeologia all'università ed è un'accanita viaggiatrice. Tra le sue esperienze all'estero si ricordano i tre anni vissuti in Danimarca, che sente come se fosse casa sua. Il fascino per i romanzi storici sono frutto dei suoi viaggi in Europa, durante i quali si divertiva a vistare le rovine ed i vari castelli.


La Trilogia della Famiglia Blakewell/Kenleigh sono i primi tre volumi nati dalla sua penna, concentrati sui membri della stessa famiglia, anche se presentati in generazioni diverse. Ambientati tra il 1730 ed il 1760, i libri presentano un periodo di grandi cambiamenti nella storia delle Colonie Americane ed in modo particolare nel Sud, trasportandosi da un'epoca in cui piccole fattorie dominavano il paesaggio ad un'era di potenti proprietari terrieri. 



Ecco di seguito i tre volumi:


1 - SCHIAVO DEL DESIDERIO (Sweet Release, 2003)


Racconta la storia di Cassie Blackwell, figlia di un proprietario terriero, che si vede costretta a mandare avanti la tenuta contando solo sulle sue forze, mentre nasconde la malattia del padre agli occhi della società. Un giorno decide di acquistare degli schiavi per poter far fronte al lavoro fisico, ma finisce per notare un galeotto ridotto quasi in fin di vita. Non immagina che dietro la falsa identità di Nicholas Braden, si nasconda Sir Alec Kenleigh, un aristocratico inglese vittima di un complotto. L'amore li sorprenderà in modo imprevedibile.


2 - PROIBITO (Carnal Gift, 2004)


Jamie Blackwell, il fratellino di Cassie, è ormai un uomo quando si reca a fare visita ad un suo amico inglese che ha possedimenti in Irlanda. Qui ha modo di constatare la violenza che domina i rapporti tra inglesi ed irlandesi, quando il suo compagno d'università, Sheff,  sia cambiato, diventando un sadico, e si invaghisce di Brìghid, una bellissima contadina irlandese, cattolica, ed oggetto delle attenzioni di Sheff, che per vendicarsi di un torto, decide di vendicarsi della ragazza, regalandola letteralmente al suo amico d'infanzia. Peccato che per Jamie l'onore venga prima di tutto, anche se Brìghid rappresenta un'innegabile tentazione.



3 - LE RAGIONI DEL CUORE (Ride the Fire 2005)


Nicholas Kenleigh ha conosciuto l'inferno degli uomini ed è deciso a fare di tutto per perdersi lontano da loro, fino a quando un giorno, ferito, si vede costretto a chiedere l'aiuto di una giovane vedova, Bethie Stewart, sola e con un passato di violenze subite, che gli insegnerà che è ancora possibile credere nell'amore e nella tenerezza.

LE RAGIONI DEL CUORE di Pamela Clare



L'incontro con Pamela Clare è stato uno di quelli felici. Lo posso finalmente rivelare alla fine della lettura dell'ultimo volume della trilogia dedicata ai Blackwell/Kenleigh, di cui avevo già apprezzato SCHIAVO DEL DESIDERIO e PROIBITO. L'ultimo episodio di questa saga familiare è dedicata a Nicholas Kenleigh, il primogenito che avevamo visto nascere nell'epilogo del primo volume.


 Pur trovandoci proiettati avanti, in un'epoca non troppo lontana da PROIBITO, in quanto tra Jamie e Nicholas ci sono solo qualche anno di differenza, lo scenario si presenta estremamente drammatico e movimentato. Siamo nel pieno delle guerre tra indiani e bianchi, con il nostro eroe, giovane soldato, lasciatosi sedurre dalla politica e dalle belle parole. Finito prigioniero insieme ad alcuni suoi compagni, Nicholas si salverà grazie alla benevolenza di una donna della tribù che deciderà di risparmiarlo alla triste fine che tocca agli altri per costringerlo a generare un figlio che porti il suo sangue guerriero.


Anni dopo del ragazzino felice, nato e cresciuto nella prospera tenuta dei Blackwell e dei Kenleigh, circondato dall'affetto sincero della famiglia, dei numerosi fratelli, con la compagnia ed amicizia fedele di Jamie, non resta praticamente più traccia. Trasformato si nel fisico e nella mente, Nicholas vaga per le terre di frontiera, praticamente da solo, a metà strada tra un selvaggio ed un bianco, cercando sempre di pensare solo a se stesso. Un giorno però rimane ferito e sanguinante e sconvolto bussa alla porta di una casetta solitaria, dove vive una giovane vedova incinta.


Bethie Stewart non ha mai conosciuto l'affetto di una famiglia. La sua vita è stata dura e difficile, piena di privazioni e violenza. Quando il vecchissimo marito, a cui è stata ceduta per salvare l'onore (ingiustamente compromesso da un episodio oscuro), l'ha trascinata nelle terre di frontiera, Bethie ha accettato il suo destino, rinchiusa nelle sue paure e nella sua solitudine.


Rimasta vedova, cerca di andare avanti da sola, e quando Nicholas arriva minaccioso e ferito alla sua porta, si vede costretta ad accoglierlo e a curarlo, malgrado il terrore che le suscita. Il silenzioso sconosciuto però si rivelerà pian piano una spalla su cui poggiarsi e a cui affidare la propria protezione, soprattutto quando l'aiuterà a mettere al mondo la sua bambina.


Bethie riesce pian piano a penetrare oltre il muro che isola Nicholas dagli altri in quanto gli orrori da lei vissuti in qualche modo gliela rendono estremamente affine. I sentimenti tra di loro sbocciano pian piano, nella quotidianità delle loro giornate, prima che il pericolo si abbatta su entrambi, costringendoli ad una precipitosa fuga verso la salvezza. Ma il viaggio sarà anche un modo per rafforzare il legame e la scoperta dei segreti che ciascuno cela nell'animo da troppo tempo diventerà la strada verso una liberazione interiore.


Quello che mi ha colpito della Clare è stata la sua capacità di raccontare tre storie appassionanti, per niente scontate, piene di elementi ben amalgamati dove ogni episodio di vita in qualche modo arriva ad arricchire il quadro d'insieme. Innegabilmente è stata una scoperta emozionante.


Anche la parte finale, con il ritorno alla civiltà, dopo la dura esperienza del fronte, appassiona e convince, con il ritorno sulla scena di Alec, ormai padre preoccupato, di Jamie,  in qualche modo il fratello maggiore, e di tutta la variopinta famiglia che vive nella tenuta dei Kenleigh. Peccato che la storia si chiuda qui perché sarei stata curiosa di scoprire le sorti di Isabelle e di tutti i vari personaggi e questo è sicuramente tipico dei romanzi ben riusciti.



FRASI TRATTE DAL LIBRO

Sarebbe riuscito, lui che non si fidava di nessuno, a conquistare la fiducia di Bethie? Sarebbe riuscito con quel suo corpo coperto da cicatrici a guarire le ferite che lei nascondeva dentro di sé? E sarebbe riuscito, lui, un uomo, a cancellare il ricordo del dolore che le aveva inflitto un altro uomo?

***

In quelle terretanto selvagge c'era solo una regola: sopravvivere e lui aveva fatto ciò che aveva creduto di dover fare per restare vivo. Lei aveva fatto lo stesso.


***

Non riusciranno a spezzarmi


***

" Mio Dio, un ragazzo è partito per la guerra ed è tornato un uomo".



giovedì 18 maggio 2017

Estratto Vieni via con me di Marianna Vidal

Con il permesso dell'autrice, Marianna Vidal, riportiamo uno degli estratti di Vieni via con me, editi sul suo blog.




Giulia ha scoperto che Aaron suo marito le aveva nascosto l'esistenza di un figlio avuto in giovane età e nonostante i suoi sforzi non è ancora riuscita a rintracciarlo, quando lui appare negli uffici della Royal.

Giulia si massaggiò le palpebre con un accenno di sorriso sulle labbra.
«Andiamo a pranzo?», le propose con aria stanca. «Alle sedici ho una riunione con Vincent e Ruggeri. Dobbiamo fare il punto sulla questione figlio illegittimo», le spiegò, sbuffando.
«Perché non provate a capovolgere le ricerche, partendo dal luogo dove è sepolta la madre?». Paola allungò una mano, sfogliando distrattamente un plico.
Giulia sollevò un sopracciglio.
«Chi l'avrebbe detto? Hai fiuto per queste cose», la canzonò, sottraendole i documenti per indurla ad alzarsi. «È quello che vuole fare l'investigatore, solo che per ora non ha riscontri». Sospirò stanca. «Suvvia, diamoci una mossa, se non vogliamo fare tardi per il rientro».
La sospinse verso l'uscita, mentre si soffermava a recuperare le sue cose, infilando il cappotto. Lo stava indossando, quando Paola si precipitò nuovamente nella stanza, richiudendosi furtivamente la porta alle spalle. Era pallida ed agitata e gesticolava vivacemente come se non respirasse bene.
«Che ti succede?». Giulia le si avvicinò, preoccupata, cercando di farla sedere da qualche parte.
«È qui!», farfugliò infine, opponendo resistenza.
«Chi?».
Non era dell'umore giusto per sottoporsi a degli inutili indovinelli.
«Lui», si voltò ad indicare la porta. «Il figlio di tuo marito o quello che assomiglia a lui», sbraitò.
Giulia aggrottò la fronte. Era assurdo. Non poteva essere vero. Vincent e Ruggeri l'avrebbero avvisata in tempo. Paola doveva essersi sbagliata. La sorpassò con passo deciso e spalancò la porta.
A pochi passi, scorse un uomo voltato di spalle, alto e slanciato che indossava un elegante cappotto che metteva in risalto spalle larghe e ben strutturate. Aveva una capigliatura scura e alcuni riccioli neri gli sfioravano il colletto del soprabito. Le braccia erano piegate. Lasciò scorrere lo sguardo lungo la schiena fino ai pantaloni e alle scarpe. Chiunque fosse non se la passava male. Non ebbe modo di valutare altro, perché nel sentire i suoi passi lo sconosciuto si voltò e Giulia si arrestò di colpo, vedendolo sollevare sul capo la montatura griffata che celava gli occhi grigi di Aaron.
«Si direbbe che ha visto un fantasma, un po' come la sua segretaria». Un sorrisetto gli increspò le labbra. Aveva una voce calda e profonda e parlava inglese con un lieve accento latino che rendeva più dolce il suono.
Si accorse di essere rimasta a guardarlo a bocca aperta e nonostante tremasse dalla testa ai piedi, si fece di lato, invitandolo ad entrare. Meno restava esposto allo sguardo dei dipendenti e meglio era.
«La prego, entri», farfugliò.
Non se lo fece ripetere due volte e con rapide falcate raggiunse il centro della stanza. Giulia lo seguì a ruota, facendo cenno a Paola di avvicinarsi. «Cerca Vincent Andrew. Fallo venire subito e chiama Ruggeri, perché dovrebbe essere già arrivato a Londra».
Paola annuì sbrigativa, liquidandosi. «Con permesso», disse nel suo scarso inglese che migliorava progressivamente.
Rimasti soli, Giulia tornò a guardare quella figura slanciata e solida, elegantemente vestita. Sotto il cappotto indossava un completo gessato di ottima fattura. La somiglianza con suo marito era impressionante, nonostante le differenze: la bocca carnosa, gli zigomi alti e la forma dell'ovale che erano dissimili da quelli del marito a osservarli bene, ma per il resto, non c'erano dubbi. Quello che aveva davanti era il figlio di Aaron.
«La prego, si sieda», gli disse recuperando progressivamente un po' di controllo, mostrandogli una poltrona.
«Non mi tratterrò a lungo», rifiutò lui, seguendola con lo sguardo, mentre trovava rifugio dietro la scrivania.
Un sorriso divertito gli piegò le labbra, mentre il suo viso si avvicinava pericolosamente al suo attraverso il tavolo.
«Così, tu sei la mia matrigna? O dovrei dire la puttana di mio padre?»
Con il cuore martellante nel petto, vide il suo braccio sollevarsi e colpirlo in pieno viso.
«Né l'una né l'altra», gli rispose, indignata. «Ora, se vuole comportarsi da persona civile, si segga e discutiamo da adulti».
Si accomodò, certa che lui la imitasse, ma i suoi calcoli si rivelarono errati e ora Clark la dominava dall'alto, sollevando un sopracciglio scuro.
«Ha sposato mio padre per amore?», le domandò con un chiaro divertimento nella voce. «Un uomo che aveva il doppio dei suoi anni e il patrimonio di un faraone?».
«Non esageriamo», rispose, sostenendo il suo sguardo. «Aaron Richardson non era un cinquantenne come tanti e il suo patrimonio non è paragonabile a quello di un sovrano».
«Forse, no. Ha ragione, ma di certo lo è sembrato ad una squattrinata, fresca di laurea, che si è ritrovata da un giorno all'altro a capo di un impero economico». Si era seduto a sua volta senza staccare gli occhi da lei.
«È venuto in pace, vedo», osservò con una smorfia. «Ed io che speravo in un confronto intelligente».
«Sia gentile, mi dica: cosa rende più o meno intelligente una conversazione?», aveva accavallato le lunghe gambe con noncuranza, sbottonandosi il cappotto.
«L'apertura mentale per iniziare», ribatté acida.
Le labbra piene e morbide si piegarono questa volta senza ironia.
«Touché!», spalancò le braccia in segno di resa. «È meno sciocca di quanto pensassi!».
«Lei invece è più arrogante di quanto immaginassi!», gli fece eco, prima di aggiungere: «E ora, se vuole dirmi perché è venuto, sbrigheremo facilmente la faccenda».
Sorrise in modo irritante, nascondendo lo sguardo sotto le folte ciglia nere.
«Dottoressa Mattera, o forse dovrei dire signora Richardson, è lei che ha messo alle mie calcagna un investigatore privato. Dunque, è lei che deve dirmi cosa vuole da me».
«Sì, è vero», confermò, più mansueta. «Ho ripreso le ricerche di Aaron per scoprire la verità».
Clark Lopez la fissava in silenzio senza mai distogliere lo sguardo, ma ora i suoi occhi si erano ridotti a due fessure, diffidenti e pronti ad un balzo, come un animale in gabbia.
«La verità?». Si liberò del cappotto, lasciandolo ricadere sulla poltrona al suo fianco con un gesto nervoso. «Vuoi sapere la verità?», ripeté ancora una volta, scandendo le parole, ma Giulia non rispose subito, perché i suoi occhi erano scivolati, suo malgrado, su quelle spalle larghe, messe in risalto da una giacca di ottima fattura. Era come se da tutta la sua figura emanasse un'energia che calamitava su di lui quello che gli ruotava intorno.
Sollevò lo sguardo, arrossendo rovinosamente. A quelle iridi fredde non era sfuggito nulla.
«Mi perdoni. Lei è così simile a mio marito», si giustificò, cercando di recuperare il suo contegno.
«Fortunatamente per me, non è del tutto vero», ripose. «A prima vista, forse», aggiunse indulgente e fu la prima volta che l'ostilità sembrò allentarsi.
«In ogni caso, signora Richardson, non c'è molto da sapere. Suo marito se ne è infischiato di me dal giorno in cui mia madre gli ha parlato della mia esistenza». Si sporse in avanti, sistemando il portapenne sulla scrivania. «A essere più precisi, disse a mia madre che avrebbe potuto anche abortire e che non aveva alcuna intenzione di farsi carico di me e di lei. Questa è la sua fottuta verità», specificò con irritante calma. Alzandosi, aggiunse: «Soddisfatta?».
Giulia saltò in piedi a sua volta, pronta a replicare, ma il bussare alla porta la distolse dalla conversazione.
«Avanti», rispose in modo automatico.
La figura allampanata e tipicamente inglese di Vincent apparve sulla soglia, lasciando correre lo sguardo per la stanza fino a quando non lo scorse. In un attimo lo raggiunse, intrappolandolo in un abbraccio.
«Oh, mio Dio!», esclamò, scostandosi per ammirarlo. «Sei identico a tuo padre», commentò con una sincera commozione nella voce.
«E lei chi sarebbe?», si informò, recuperando il cappotto che adagiò negligentemente sul braccio.
«Vincent Andrew, amico e collega di tuo padre», gli porse la mano per stringergliela, ma Clark la ignorò.
Annuì col capo.
«Lei è quello che ha detto a mia madre che il mio illustre genitore si era dato alla macchia». Sorrise. «Complimenti! Un galantuomo che negli anni successivi, forse vinto dai rimorsi, ha passato mesi e mesi sulle mie tracce. Mi sbaglio?», gli chiese, scrutandolo dall'alto in basso.
«Allora, lo sapevi che ti stavamo cercando?», proruppe il direttore del settore marketing visibilmente emozionato. «E nonostante tutto non ti sei fatto vivo?», gli chiese.
«Perché avrei dovuto?», scrollò le spalle. «Se esisto lo devo a mia madre, non di certo a lui e al suo tardivo pentimento».
«Dunque, che ci fa qui?». La voce di Ruggeri tuonò nella stanza con la massima autorità. «Se non è interessato al perdono di suo padre, perché è venuto allo scoperto solo ora?».
Fece alcuni passi nella direzione di Giulia e, adagiata la ventiquattrore su una poltrona, si sfilò il soprabito, raggiungendo il giovane.
Clark lo sovrastava di almeno quindici centimetri, ma Ruggeri non sembrava intimorito da quel confronto. In tribunale era abituato a scontrarsi verbalmente con personaggi molto più infervorati di lui.
«Non per parlare con voi», rispose il giovane infilandosi il cappotto.
«Clark, capisco il tuo stato d'animo e non ti posso biasimare. Tuttavia, se tu ci lasciassi parlare, forse capiresti anche tuo padre e riusciresti a perdonarlo». Vincent Andrew provò un'ultima mediazione. «Immagino anche quello che puoi aver pensato scoprendo del matrimonio tra Aaron e Giulia, ma non è come credi».
Clark lasciò correre il suo sguardo per la stanza, posandolo su di lei. Infilò una mano in tasca per estrarne un biglietto da visita, che le porse.
«Sarò a Londra ancora per qualche giorno. Mi contatti, ma lontano da qui».
Con un moto di disprezzo salutò i presenti, avviandosi verso la porta, ma prima di superarla si voltò. «Naturalmente, senza i cani da guardia», aggiunse.
Molta acqua dovrà passare sotto i ponti, ma l'amore alla fine avrà la meglio.