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sabato 21 ottobre 2017

La preda più ambita di Marianna Vidal



Il terzo romanzo di Marianna Vidal, LA PREDA PIÙ AMBITA è il primo volume di una serie dedicata al mondo dei britannici, dopo che l'autrice ci aveva abituato in qualche modo a protagonisti che riflettono il suo amore e la sua passione per il mondo latino. Le novità sono sempre ben accette e in qualche modo questo libro ha rappresentato una svolta nuova nel suo percorso narrativo, pur presentando l'ambientazione isolana che ben conosciamo ed lo stile semplice e diretto che la caratterizza.


Ad onor del vero, bisogna ammettere, che questo romanzo ci offre dei protagonisti ancora una volta diversi ed una storia che non ripete elementi sperimentati nei volumi precedenti, ma si offre alle lettrici con una dimensione tutta sua ed originale che merita tutta la nostra attenzione. Il prologo ci porta davanti ad una situazione di fatto, una coppia che in qualche modo si è trovata e perduta, e ad un cambiamento importante nella vita dei protagonisti.


Lontani dalle spiagge assolate di una Ischia estiva di VIENI VIA CON ME, o dal  paesaggio più malinconico ed invernale di IL TUO BACIO TRA MILLE, la storia inizia in Canada con una donna che si nasconde celando un segreto che ha custodito fino a quel momento. L'uomo che la cerca pretende delle risposte, ma è il racconto del loro passato che si presenta come fondamentale per scoprire tutti i tasselli di questa storia.


 Eccoci quindi rituffarci in quel paesaggio abituale alla Vidal, un'isola che conosce e ben descrive, animata da una mondanità da jet set quasi anni cinquanta, mentre si dipana la narrazione di un amore nato quasi per caso. 


Audrey Sanni è l'unica figlia di un magnate della cosmetica, cresciuta, dopo la morte della madre, tra parenti ed istituti che ne hanno fatto una donna elegante, ma allo stesso tempo hanno minato la sua sicurezza nei confronti della sua capacità di suscitare amore. 


Quando incontriamo la protagonista, Audrey è alle prese con l'ennesimo scontro con il padre, che ha bocciato la relazione con il suo ultimo fidanzato bohémien. Tutto quello che lei desidera, al di là della ribellione adolescenziale contro di lui, è la sua approvazione ed il suo amore, che le sono sempre mancati. Pur insofferente nei suoi confronti, alla fine decide di assecondare l'ennesimo capriccio dell'uomo, precedendolo nella villa al mare di un suo amico.


L'arrivo ad Ischia è subito coronato dall'incontro con due ragazze destinate a diventare sue amiche, Barbara e Sandra, e con un simpatico ragazzo che la corteggia (almeno apparentemente) divertito, Paolo. Sembra la classica vacanza estiva, almeno fino a quando, una sera,  per assecondare un gioco tra ragazze, Audrey si avvicina ad un tavolo dove siede un uomo affascinante in dolce compagnia. L'attrazione improvvisa che si scatena con un semplice ballo ed un bacio scambiato in pista la travolgono inaspettatamente e, come tutte le situazioni che non riesce a gestire, Audrey fugge, solo per scoprire, quella stessa sera, che lo sconosciuto abbordato è in realtà il suo ospite, per niente il vecchio signore amico di suo padre che lei immaginava. 



Michael Turner è l'oggetto del desiderio di tutti. Le donne lo vorrebbero accalappiare, gli uomini vorrebbero avvicinarlo per strappargli qualche confessione. Affermato regista inglese, da anni alla ribalta del jet set internazionale, pur concedendosi avventure varie, si rivela gelosissimo della sua privacy, interessato solo a parlare in pubblico del suo lavoro. 


La forte attrazione che sentono l'uno per l'altra è in qualche modo inattesa e sorprendente per entrambi, soprattutto per lui che, complice il padre di lei, nasconde un vero e proprio accordo con l'uomo disposto a tutto pur di far si che sua figlia ceda al fascino del noto regista.


Una storia d'amore passata e in qualche modo mai vissuta ha segnato il destino di Audrey e della sua famiglia, frutto di un sogno naufragato che induce due vecchi nostalgici a stringere un patto il cui peso ricade quasi interamente sulle spalle della nuova generazione, o meglio ancora soprattutto della giovane ed insicura Audrey che, divisa tra un sentimento nuovo che sta provando, e la pressione esercitata su di lei dal padre, non riesce a leggere con chiarezza nel cuore di Michael, sempre più perso dietro ad una ragazzina che, a differenza di tutte le altre, sembra pronta a fuggire da lui.


Questa è una storia romantica con un'eroina non certo guerriera e decisa, non una donna in carriera, né una di quelle che sanno cosa cercano nella vita. In alcuni momenti avrei voluto tuffarmi tra le pagine del libro per scuoterla con violenza e farle capire che Michael è ben diverso da quello che teme lei, ma in ogni momento la mia parte razionale riusciva a capire che il personaggio si comportava in un determinato modo per via di un certo percorso di vita e quando questo succede è a mio parere soprattutto un pregio narrativo. 


Romanzo che si legge come un unico, pur iniziando una nuova collana, che non lascia fili sciolti e che si offre piacevole e scorrevole alla lettura. Adatto a tutte le anime romantiche. 

venerdì 20 ottobre 2017

NON VOGLIO L'AMORE di Connie Brockway


Di autrici rosa ne ho conosciute tante nella mia lunga vita di lettrice: nomi più o meno famosi, illustri sconosciute, penne imbarazzanti e intelletti briosi; eppure Connie Brockway non aveva mai incrociato il mio cammino. Mi sono lasciata tentare non tanto dalla trama, ma dai primi righi del romanzo, dove la nostra eroina di turno, la bellissima ed insensibile Fia Merrick, viene presentata come una creatura bellissima e allo stesso tempo un concentrato di cattiveria.


Nei romanzi rosa più classici, da quelli che risalgono al lontano settecento (basti pensare a qualche volume di Ann Radcliffe), la figura dell'eroe tenebroso è piuttosto diffuso, ma una lei altrettanto malvagia è sicuramente una novità della nostra società ed ho pensato che il capovolgimento dei ruoli potesse essere alquanto salutare.


Fia è l'unica figlia di un vero e proprio villano dal cuore di tenebra, Ronald Merrick, che, negli anni dopo Culloden (periodo storico che dopo LA STRANIERA sembra in qualche modo perseguitarmi) mentendo e sfruttando le sue conoscenze ha letteralmente sterminato il clan dei McClairen, per impadronirsi delle loro terre, in modo particolare lo spettacolare castello noto come Maiden's Blush, sacrificando anche la sua prima moglie, Janet, lanciandola dall'alto dei bastioni dell'imponente edificio.


Mentre i figli maschi sono in qualche modo riusciti a fuggire e a sottrarsi alle sue grinfie, Fia è l'unica che è rimasta con lui, cresciuta ed esibita come un trofeo, in attesa di trovarle il marito adatto che gli porterà maggiore prestigio. Il cuore di Fia però si è come congelato dopo che, ragazzina, ha scoperto dalle labbra di Thomas Donne la verità sulla sua famiglia.


Quando anni dopo la ragazza rivede Thomas a Londra, è disposta a tutto pur di vendicarsi di lui e della pessima opinione che lui ha sempre avuto su di lei, pronta anche a sedurlo per spezzargli il cuore. Quello che ignora è la vera identità dell'uomo che ha vissuto tutta la sua vita coltivando il sogno di ricostruire il clan disperso dopo Culloden, ricostruendo la terra della sua infanzia e della sua famiglia.


Per colpa di un equivoco, Thomas crede che Fia voglia sedurre James Barton, l'uomo che lo ha salvato quando era uno schiavo, ed ora suo amico e socio. Deciso a tutto pur di allontanare da lui una donna che crede spietata come il padre, finge un patto con il demonio stesso (ovvero Ronald Merrick) per rapire Fia e condurla lontano da Londra per un po'.


Quello che scopre, avendola riportata sulle terre scozzesi dove è nato, è un donna completamente diversa da quella immaginata, fragile, ironica, onesta che, allo stesso tempo, rimarrà per lui un sogno proibito, fino a quando un capovolgimento di eventi non permetterà di coronare l'amore.


Il romanzo mi ha conquistato fin dal principio per uno stile decisamente più lirico ed articolato rispetto agli altri dello stesso genere, per la dimensione più profonda ed un'atmosfera in qualche modo evocativa di un'epoca lontana. 


Si risente lievemente del fatto che sembra parte di una saga le cui storie precedenti (quelle dei fratelli di lei e della sorella di lui) sono già state raccontate. Forse in alcuni punti appare alquanto scontato, come il ritorno di Janet che avrei preferito rimanesse una fantasia partorita dalla mente malata di Merrick, e sul finale cala di tensione e si risolve troppo rapidamente, ma nel complesso il romanzo resta interessante e la Brockway un'autrice da scoprire.

In anteprima il prologo de La preda più ambita

Esce il 26 ottobre su Amazon, l'ultimo romanzo di Marianna Vidal, La preda più ambita, ma noi di Leggo Rosa lo abbiamo letto in anteprima e con il permesso dell'autrice lo pubblichiamo sul nostro blog, per darne un'assaggio ai lettori.





Il romanzo si compone di un prologo, di venticinque capitoli e un epilogo.


La storia, a nostro parere, è molto carina, ma ce ne parlerà presto Liberty Rose in una delle sue recensioni.


Ecco a voi il prologo!




Victoria, Isola di Vancouver, Canada

Micheal si portò alle labbra il bicchiere semivuoto, sorseggiando quello che restava del suo aperitivo.
Socchiuse leggermente le palpebre e si lasciò ricadere sul divanetto, non riuscendo a credere ai propri occhi.
La donna dietro al bancone era sua moglie. Riconobbe gli occhi verdi, la sfumatura rossa dei capelli, che sembravano infiammarsi nei raggi del sole, il fisico slanciato da modella e la pelle diafana, bianca come il latte.
Non si era accorta di lui e sorrideva a dei clienti, conversando amabilmente con loro, mentre versava da una caraffa, piena a metà, del caffè nero, così diluito che avrebbe fatto inorridire Resy, la sua stramba governante.
Piegò le labbra in un sorriso.
Resy si sarebbe precipitata al bancone e l'avrebbe afferrata per il colletto della divisa, imponendole di seguirla, ma lui non si sarebbe esposto.
Era arrivato da almeno mezz'ora e alla donna bruna, che ora lo scrutava incuriosita da un angolo del locale, aveva ordinato un aperitivo con degli stuzzichini, stando bene attento a guardarsi intorno. Era la seconda volta che si recava in quel posto in orari diversi. Nella prima occasione, per quanto si fosse intrattenuto, non l'aveva scorta, ma quel giorno era stato più fortunato e l'aveva vista appena aveva messo piede nel locale.
Avrebbe potuto dirigersi direttamente da lei, afferrarla per un braccio e trascinarla in strada, ma la ragione aveva avuto la meglio sull'istinto.
Se l'avesse affrontata in modo diretto, avrebbe perso i punti faticosamente conquistati per strada, ma le avrebbe comunque parlato, di questo era certo.
Socchiuse le palpebre scrutandola attentamente. Sembrava aver messo su qualche chilo, ma la figura longilinea ne aveva guadagnato nei punti giusti.
La scialba divisa da cameriera, di un blu notte, con colletto e polsini bianchi, non riusciva a nascondere il fatto che era bellissima.
Si maledisse mentalmente. Avrebbe dovuto odiarla per quello che gli aveva fatto e invece eccolo lì, emozionato e impaziente di poterla avvicinare di nuovo, di parlarle, rivendicando una spiegazione per quella scomparsa improvvisa e ingiustificata.
Erano passati cinque anni dall'ultima volta che si erano visti. Sessanta mesi durante i quali non aveva fatto altro che cercarla invano e ora eccola là, a pochi metri da lui, così vicina e insieme così lontana.
Si portò alle labbra il bicchiere, sorseggiando il suo aperitivo.
Tornò alla donna dalla carnagione scura, con penetranti occhi neri, che ora lo fissava dal lato opposto della sala, dando disposizioni al personale.
Forse era la titolare o la direttrice di quel posto.
Lanciò uno sguardo intorno.
Non c'era molta gente. Diversi tavoli erano vuoti, ma sulla strada, a pochi passi dal porto, c'era un vivace e costante via vai.
La giornata stava volgendo rapidamente al termine e il cielo terso si stava caricando di nuvole. Tornò all'interno del ristorante, che fungeva anche da bar.
Dominavano le tonalità del blu, con un arredamento in stile marinaresco, che caratterizzavano quello che era considerato tra i locali più rinomati di Victoria, una delle tre città dell'isola di Vancouver.
La vista che si godeva da quell'angolazione era davvero impressionante, con i giardini fioriti sul ciglio della strada e alle sue spalle il porto, con le piccole imbarcazioni e l'oceano sullo sfondo.
Il suo sguardo tornò su sua moglie. Come si era innamorato di lei? Non riusciva a capacitarsene.
Avrebbe potuto avere chiunque, ma il suo cuore aveva scelto la più complicata di tutte, che si era fatta beffe di lui come un adolescente alle prime cotte, per poi abbandonarlo, senza una ragione. Così da un giorno all'altro com'era entrata nella sua vita ne era uscita.
Audrey, il volto della Sanni & Beauty, la figlia del noto imprenditore Antonio Sanni, che della bellezza aveva fatto un business internazionale. Sua moglie aveva chiuso i rapporti anche con la famiglia di origine, facendo perdere le sue tracce.
Come ci fosse riuscita restava un mistero: giovane, bellissima e nota per la ricchezza del padre e la fama internazionale del marito, si era dileguata nel nulla, dopo aver lasciato un biglietto con l'invito a non cercarla. Incredibilmente, era riuscita a far perdere le sue tracce, sparendo nel nulla più assoluto. Non c'erano dubbi, tutti l'avevano sempre sottovalutata.
Non era cambiata in quegli anni. Da quella distanza non riusciva a scorgere la spruzzata di efelidi che le copriva il naso e gli zigomi, ma era lei. 
«Posso portarle altro?».
 Sollevò il capo sulla figura bruna al suo fianco, che lo fissava, con il taccuino in mano, pronta a prendere la sua ordinazione.
«Lavora da molto in questo posto?», le chiese, trascinando le parole.
Era troppo sconvolto per preoccuparsi delle apparenze.
«Direi!», rispose la donna, con un sorriso sbilenco. «Hana Martel, la proprietaria», allungò una mano.
Micheal si costrinse a ricambiare la stretta.
«Piacere», sorrise.
I suoi occhi tornarono alla donna dietro il bancone, che indaffarata continuava a preparare drink e a raccogliere ordinazioni, senza accorgersi di lui.
«Non mi dica che è anche lei un produttore o un regista», esclamò a un tratto la donna, seguendo la direzione del suo sguardo.
«Un regista?», tornò a guardarla, infastidito dalla sua affermazione.
«Non sarebbe la prima volta. Ogni tanto arriva qualcuno che ordina un caffè e passe le ore osservando la mia dipendente, la stessa che sembra interessare tanto anche lei, e di solito al corteggiamento a distanza segue una proposta lavorativa nel mondo del cinema».
«Capita spesso?», strinse i denti.
«Abbastanza», annuì la donna, scivolando a sedere davanti a lui. «E lo capisco, perché Audrey è notevole, ma ricevono sempre un rifiuto, quindi le risparmio la fatica».
Micheal piegò le labbra in un sorriso amaro.
«E cosa le fa credere che sia interessato a lei per questi motivi?».
I suoi occhi non riuscivano a staccarsi da quella folta capigliatura rossa, mortificata in uno chignon.
«Vancouver è al secondo posto dopo Los Angeles per le produzioni Tv e al terzo per quelle cinematografiche, e lei ha un volto noto, che ricollego a quel mondo». Fece una smorfia buffa, poggiando il gomito sul tavolo, con il mento sulla mano. «A guardarla bene, forse è un attore».
«Mi lusinga», stette al gioco sorridendo. «Il mio mondo è dietro la telecamera, su questo non ci sono dubbi», le assicurò, prima di aggiungere: «Su una cosa ha però ragione: vorrei offrire un caffè alla signora. Le darebbe dieci minuti di pausa?».
«Potrei...» si tenne sul vago, dando un'occhiata distratta alla sua dipendente. «Ma non lo farò. Come le ho già detto, Audrey non è interessata al suo mondo».
«Chissà che non cambi idea».
I suoi occhi tornarono insistenti alla rossa, prima di sfilare dalla tasca una banconota, ponendola sotto il posacenere.
«Per il disturbo».
La bruna scrutò rapidamente il denaro, ma anziché allungare la mano, puntò le iridi nere e inquisitorie su di lui.
«Chi sei e cosa vuoi?», afferrò i soldi e glieli conficcò nella tasca della giacca, con un gesto deciso.
Esitò un istante e poi disse:
«Sono Micheal Turner, il marito di Audrey Sanni e ho urgenza di parlare con mia moglie».

♥♥♥



Ancora un'ora e sarebbe tornata a casa. Era in piedi dalla mattina e la giornata cominciava a pesarle. Diede uno sguardo distratto al magnifico panorama del porto, dove la sera scintillava un tripudio di luci, ma anche al tramonto lo spettacolo era da togliere il fiato. La combinazione di storia e natura era perfetta in quell'isola. Si soffermò a guardare le nuvole che si affrettavano nel cielo, annunciando pioggia, dopo una giornata assolata.
Audrey sospirò lievemente, ritornando alle sue incombenze. Un nuovo cliente si era avvicinato al bancone: un tizio sui cinquanta, che si fermava spesso, al rientro dal lavoro, prima di tornare a casa.
«Malory, occupatene tu».
Hana intervenne prontamente, chiamando all'appello la ragazza dai tratti asiatici, che aveva assunto da poche settimane.
La giovane dagli occhi allungati annuì rapida, lasciando quello che stava facendo, per sostituirla al bar.
«Che è successo?».
Audrey seguì il capo in un angolo appartato, che divideva la parte esterna del locale da quella interna, dove c'erano le cucine.
La porta era socchiusa, ma Hana non sembrava intenzionata a entrarvi.
«Perché non mi hai detto che sei sposata?».
La domanda le piovve tra capo e collo, spiazzandola. Aprì e richiuse le labbra più volte, incapace di parlare.
«Non lo sono più», farfugliò confusamente.
«Ne sei sicura?», guardò oltre le sue spalle. «Perché quell'uomo dice di essere tuo marito».
Audrey si voltò lentamente, cercando tra i pochi presenti seduti ai tavolini sul lato della strada la folta chioma dorata dell'uomo che in un'estate lontana aveva cambiato completamente la sua vita.
«È lui?», le chiese il capo.
«Sì», farfugliò tremante.
Era proprio lui, con lo sguardo truce, di un azzurro intenso, e l'aria di chi non le avrebbe mai perdonato le sue scelte.
«È il padre di tuo figlio?». 
Le mani intorno al suo braccio si strinsero.
Audrey si voltò lentamente, cercando di ricacciare indietro le lacrime.
«Sì», annuì.

lunedì 16 ottobre 2017

TEMPI MIGLIORI di Muriel Jensen


Era da un po' di tempo che non leggevo un "Harmony", ovvero uno di quei romanzi barbaramente tagliati che in qualche modo hanno reso molto popolare il genere romance. Quando ero una ragazzina ne leggevo a decine, scambiandone con le mie amiche. Avevo alcune autrici preferite, come Penny Jordan, Charlotte Lamb, Violet Whinsper, ma mi concedevo anche qualche illustre sconosciuta con una trama interessante. 


Alla fine erano libri tagliati dove tutto si riduceva a lui e lei che si incontravano in continuazione, con scene di passione alquanto ingenue per i tempi di oggi e personaggi secondari che tendevano a dissolversi in una nebbia confusa che li privava di profondità. Eppure mi mancava la loro immediatezza ed il loro facile consumo, quindi quando ho letto la trama di TEMPI MIGLIORI mi sono detta che la nostalgia aveva vinto.


La trama c'è tutta. almeno in linea teorica. Paula Cornell è una quarantenne di successo che nasconde un doloroso passato che non è riuscita a chiudere completamente. Figlia di una nota star televisiva, è diventata l'oggetto di un'ossessione da parte di un vero e proprio maniaco che l'ha minacciata diverse volte.


La famiglia insiste per farla proteggere e si rivolge ad un'agenzia di sicurezza che le affida come guardia del corpo un ex-marine, Dane Chandler, considerato il loro uomo migliore. Dane è molto più giovane di Paula e ha un carattere molto diverso da lei. Accetta l'incarico perché sogna di comprare un negozio di ferramenta nel lontano Oregon, mentre cerca di superare l'abbandono della giovane moglie.


Dane e Paula sono quanto mai lontani, ma la convivenza forzata in un capanno di montagna dove lui la porta per allontanarla dal maniaco che la cerca, diviene l'occasione ideale per abbattere i muri che dividono Paula dal mondo e che non le permettono di superare la perdita più grande, ovvero quello della figlia.


Pur con la convinzione che non ci sia un vero futuro per loro due, Dane e Paula si avvicinano e si innamorano, mentre il pericolo lo cerca e minaccia la loro sicurezza. Sarà solo la prima di tante battaglie che dovranno affrontare e superare insieme.


L'intreccio è interessante, anche se (forse per via dei tagli) le parti di azione vengono liquidate troppo rapidamente, senza dare spessore alle situazioni. Basti pensare allo scontro finale che chiude le vicende con Hailey. L'innamoramento è troppo rapido e la parte finale (anche se necessaria per indurre Paula a capire davvero il suo cuore) è meno interessante di quella centrale e si prosegue per inerzia.


Certo cercare un capolavoro in questi romanzi martoriati dai tagli è forse un'impresa troppo ardita, ma si intuisce una buona struttura persa poi per via delle logiche commerciali. Interessante, anche se facile da dimenticare.

giovedì 12 ottobre 2017

NON SFIDARE IL CUORE di Johanna Lindsey


Johanna Lindsey è uno di quei nomi che le appassionate del romanzo rosa in senso ben conoscono. Credo che uno dei suoi libri è stato il mio primo approccio a questo mondo. Raccontava di sceicchi nel bel mezzo del deserto, di spose rapite e di amori appassionati. In qualche modo mi è rimasta come penna e di tanto in tanto mi concedo la lettura di qualche sua storia che, malgrado alcune ingenuità, riesce sempre ad intrattenermi.


NON SFIDARE IL CUORE è il primo della serie Shefford, di ambientazione medievale e leggendolo devo dire che sicuramente inizia presentandoci un contesto storico ricostruito in modo abbastanza credibile. Reina, splendida e minuta signora di un ricco casato, è assediata nel suo castello e cerca di respingere l'armata di un pretendente molesto.


Siamo in un'epoca in cui il matrimonio è visto soprattutto come uno strumento per appropriarsi di titoli e terre e Reina, rimasta da sola dopo la morte del padre perso durante una crociata, è ben decisa a dare la sua mano solo a chi le converrà di più, grazie anche ad uno stratagemma paterno che ha dato il suo consenso senza sapere quale era stata la scelta finale della ragazza.


Tutto sembra perduto, ma a salvarla (apparentemente) arriva un manipolo di cavalieri guidati dal bellissimo e gigantesco Ranulf. Questi è in realtà stato pagato da Lord Rothwell, un vecchio e potente signore, che a sua volte vuole costringere la giovane a piegarsi al suo volere, anche se Ranulf crede che lei sia la sua promessa (quindi già con un contratto firmato) che sta cercando di sottrarsi al suo dovere.


Ranulf è un giovane possente, figlio illegittimo di un nobile che gli ha preferito un altro consanguineo il cui sangue è più puro del suo per questioni di nobiltà. Accompagnato dai suoi uomini, tra cui spicca per spirito e avvenenza Walter, Ranulf rapisce Reina per portarla al signore che gli ha promesso un laudo compenso che gli permetterà di pagare il castello ed il feudo a cui aspira.


Reina, minuta, ma con il cuore di un guerriero, decide abilmente (anche grazie al suggerimento dell'astuto Walter) di proporre la sua mano proprio a Ranulf che presenta tutte le caratteristiche necessarie per gestire le sue proprietà e per difenderle. Tra di loro, inoltre, sembra esserci anche una certa attrazione, malgrado i modi alquanto burberi di lui ed il carattere indomito di lei.


Le nozze si celebrano, ma la vita matrimoniale è tutt'altro che una passeggiata ed i due affrontano la vita insieme pronti a superare i vari ostacoli e le varie incomprensioni che si presentano di volta in volta, imparando anche a conoscersi e a capirsi, ma soprattutto a fare i conti con il proprio passato ed i propri nemici.


Il romanzo è piacevole, senza essere allo stesso tempo avvincente. Reina e Ranulf sono carini e a tratti anche comici, soprattutto nel non capirsi nella prima fase del loro matrimonio, ma per una penna avventurosa come quella della Lindsey la trama si presenta piuttosto piatta e senza grandi avvenimenti, tranne forse la battaglia iniziale.
Lettura scorrevole, senza essere indimenticabile!

martedì 10 ottobre 2017

LA RAGAZZA DEI FIORDALISI di Simona Ahrnstedt


Devo confessare che la mia crisi rosa sembra progredire sempre di più e so, grazie alle infinite letture fatte che non dipende dal genere in quanto ci sono storie che mi hanno sinceramente appassionato, divertito, emozionato, che il senso di frustrazione che vari romanzi mi stanno lasciano in questo periodo sono  dovuti ad una sorta di sfiga che mi ha portato uno dopo l'altro a libri che non si discostano dal "carino, niente di che!", per a volte precipitare in assurdità varie.


Ho pensato che dovevo provare con qualcosa di completamente diverso, in qualche modo respirare aria nuova e mi sono imbattuta in quest'autrice, Simona Arhnstedt a cui si deve un romanzo che ho visto in tutte le librerie e su tantissimi blog letterari, ovvero RITRATTO DI DONNA IN CREMESI. Pur non avendolo letto, la mia attenzione si è focalizzata sulla scrittrice definita "la nuova Jane Austen" e per un'amante della letteratura inglese come me una tale definizione non poteva che tentarmi.


LA RAGAZZA DEI FIORDALISI ha una copertina interessante e la trama era accattivante abbastanza per indurmi in tentazione, così ho deciso di comprarlo sperando che l'aria della Svezia, nuovi paesaggi, potessero in qualche modo arricchire un intreccio ormai venutomi a noia.


Siamo nella Svezia del 1349 quando Illiana, la figlia non amata di un ricco signore medievale, viene rapita per errore da uno dei soldati del pericoloso Markus, condottiero al servizio del Re. La ragazza non è la prostituta consenziente che Markus aveva incontrato poco prima in paese e l'uomo se ne rende conto appena la giovane viene condotta al suo cospetto. 


Pur essendo un uomo abituato più alla guerra che alla pace, Markus decide di ricondurre la ragazza presso la sua casa, scortandola personalmente in modo da evitare che possa essere aggredita durante il viaggio. Prima però di essere ricondotta al sicuro, i fratelli della giovane li intercettano lungo il sentiero e fraintendendo la situazione aggrediscono l'uomo che difendendosi uccide uno di loro.


L'intervento del Re e della regina Blanche, arrivati poco dopo, porteranno alla soluzione del conflitto scatenatosi ordinando ai due di riparare al torno con un matrimonio. Markus non è mai stato interessato a mettere su radici, ad avere una moglie e a preoccuparsi per il benessere di qualcun altro, ma la strana attrazione per la ragazza, e soprattutto il desiderio di compiacere il suo signore, lo inducono ad accettare.


Illiana, invece, avrebbe voluto sposare il suo umile pretendente, un contadino dai modi gentili, ma difronte alle minacce anche fisiche rivoltele dalla sua stessa famiglia, la ragazza alla fine si piega ed accetta il volere della famiglia, acconsentendo a sposare il terribile guerriero che tanto la inquieta. La notte di nozze, malgrado l'attrazione che nutre per lui, si rivela un disastro, e si tratta solo dell'inizio di un lungo viaggio che dovrà condurli prima a corte e poi nel castello di proprietà di Makus e da dove manca ormai da anni.


Ovviamente siamo all'inizio di quello che si trasformerà in un vero e proprio viaggio di scoperta di se stessi e del proprio cuore, mentre una forte attrazione prende piede sempre di più e i nostri eroi combattano tra sospetti, tradimenti, paura di cedere e donare se stessi.


Se da un lato la storia d'amore è preponderante, seguiamo anche la sottostoria di una vendetta, quella di Markus nei confronti dell'uomo che ha ucciso sua madre, sconvolgendo per sempre la sua esistenza. L'azione è marginale rispetto al resto degli ingredienti e onestamente la Ahrnstedt riesce a trasmettere bene l'atmosfera di un'epoca in cui la donna era soprattutto una proprietà che passava dalla famiglia al marito, senza grandi considerazioni romantiche.


L'autrice è anche abile a creare un'atmosfera fortemente erotica, senza essere volgare e questi sono sicuramente dei meriti, ma le vicende restano per lo più scontate, senza grande novità, senza un briciolo dell'ironia di una scrittrice come la Austen, ingabbiati nel solito circolo vizioso di un genere che rischia di essere giudicato (a torto) come estremamente superficiale.




Lo so che molti hanno amato quest'autrice, ma probabilmente avrei dovuto scoprirla con il romanzo precedente, RITRATTO DI DONNA IN CREMESI e le avrei perdonato anche questo volume. Non essendo così, mi ha lasciato un senso di insoddisfazione.