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mercoledì 24 maggio 2017

Un mascalzone senza pari di Virginia Dellamore

Sono in difficoltà, lo confesso, perché da ieri, cioé da quando l'ho finito di leggere, non riesco a stabilire se mi è piaciuto o meno l'ultimo libro di questa prolifera e fortunata autrice.


Una parte di me mi dice di sì, che alla fine il romanticismo trionfa su tutto, ma l'altra parte si indigna e mi fa riflettere su alcune mancanze già notate in passato, che qui ritornano e si rafforzano per una storia a tratti non proprio riuscita.
Per cercare di fare un po'  di ordine, andiamo per gradi. Per chi non lo avesse ancora letto, anche se immagino che siate rimasti in pochi, visto il grande successo che riscuote sempre questa autrice, vi lascio la sinossi: 


Londra. 1812. Lord Lancelot Devon – una canaglia come pochi, ormai quasi sul lastrico – si trova dinanzi a un terribile bivio: finire sommerso dai debiti o trovare una moglie ricca. La sua avversione nei confronti del vincolo matrimoniale è tale che quasi preferirebbe la prigione. Tuttavia, persuaso dalla sua amica Cassie, una prostituta dallo spirito materno, decide di andare a caccia della signorina più danarosa fra le molte debuttanti della Stagione. 
La sua attenzione si focalizza subito su Miss Mary Daniell, la figlia di un mercante arricchito, con una dote favolosa e una rendita altrettanto allettante. Lancelot dà per scontato che la giovane, rozza e tutt’altro che bella ereditiera, abbagliata dall’idea di diventare duchessa, accetterà di buon grado la sua ben poco romantica proposta, più simile a un accordo d’affari che a una dichiarazione d’amore. 
Ma ha fatto male i suoi conti: Mary Daniell, pur essendo effettivamente maldestra e senza alcun fascino, si rivela un osso più duro del previsto. Del tutto disinteressata al suo titolo e dotata di pochi peli sulla lingua, lo respinge con ironico disprezzo. 
Cosa può succedere quando un mascalzone disposto a tutto pur di ottenere ciò che vuole, decide di sposare a ogni costo una donna che gli resiste?
E se la donna senza fascino si rivelasse, in definitiva, pericolosamente attraente?
Una storia romantica e passionale, all’insegna di vivaci schermaglie, apparente indifferenza e devastante gelosia, feste danzanti, fughe, inseguimenti e altre fughe, ma non priva di momenti toccanti. 
Un romanzo che racconta di un matrimonio di convenienza destinato a diventare un matrimonio d’amore, e di due trasformazioni: quella di una ragazzina in una donna e, parafrasando Shakespeare, quella di una bestia in un uomo.

Virginia ha una prosa avvolgente, che prende. Scrive bene e anche nella vita quotidiana deve essere un gran romantica, perché si intuisce da tanti piccoli dettagli e questa cosa a noi lettrici piace e dunque scrivesse quello che vuole, perché tanto continueremo ad acquistarla, ma oggettivamente ci sono dei libri più riusciti e altri che lo sono meno e questo non è decisamente tra i migliori.
Bisogna ammetterlo ed essere sinceri.
C'era molto di già sentito e letto e non solo nei suoi precedenti romanzi, ma anche in altre autrici. A me, ad esempio, sono tornati spesso alla mente i personaggi di Anne Stuart, anche se magari non si è ispirata a lei, ma nella contrapposizione di lui bellissimo e lei bruttina, me l'ha ricordata molto, come anche nel confronto serrato, e a volte duro, tra i due protagonisti. Nel confronto però non c'è paragone. La Stuart è molto più brava. 
E visto che abbiamo deciso di essere sincere e di analizzare fino in fondo il nostro pensiero, devo dire che neanche la copertina mi convince.
Quel viso da ragazzino, a tratti robotico, non mi piace. Sarà per questo che  Lancelott, non mi ha conquistato fino in fondo? Scherzi a parte, quando mi si parla di un mascalzone il mio pensiero vola a lui, l'unico, l'irripetibile ed indimenticabile Rhett Butler di Via Col vento.


Rhett è un personaggio carismatico, che se ne infischia delle regole, ma lo fa con classe. Se si vuole creare un personaggio fuori le righe, bisogna puntare in alto, per creare qualcosa di bello e invece spesso voliamo basso e non mi riferisco solo a questo romanzo e a questa autrice.


Detto questo, la storia è nel suo complesso carina e la consiglio a tutti gli animi romantici, anche se, tra i miei preferiti di Virginia Dellamore resta Non posso esistere senza di te.

sabato 20 maggio 2017

IL BACIO DI MEZZANOTTE di Lara Adrian


La scoperta di Lara Adrian è stata un puro caso, in quanto avevo da poco terminato l'ultimo libro disponibile della Ward, ovvero IL CERCHIO DEGLI AMANTI, ed ero in attesa di quello successivo, non ancora arrivato neanche in America, eppure il fascino esercitato su di me da questa saga ancora perdurava e non volevo separarmene completamente. Cercando in giro una cura a questa strana malattia, mi sono imbattuta in commenti acidi ed infervorati contro Lara Adrian, accusata soprattutto di aver copiato la Ward in maniera neppure troppo velata e, mentre le altre si lasciavano prendere dal furore, il mio interesse si è destato pieno di speranze, in quanto un'accusa del genere non mi ha mai scoraggiato. Infondo anche le storie di Shakespeare non erano materiale originale. Tutto sta poi nella realizzazione e mi sono detta che avevo trovato quello che cercavo. Ne sarei uscita curata o mi sarei potuta ancora divertire con altre storie. 


Il passaggio dalla Ward alla Adrian ovviamente è avvenuto non senza un certo lieve fastidio, in quanto è innegabile che leggere 11 volumi di fila della Ward ti fa precipitare in un vero e proprio mondo a parte, dotato di una sua liturgia, di tradizione ed usanze che in qualche modo ormai sono solo sue, quindi provato uno strano veja vu e soprattutto, mentre seguivo Lucan Thorne, protagonista de Il BACIO DI MEZZANOTTE, attraverso le strade pericolose di Boston, mentre se ne andava a  caccia dei suoi nemici, mi aspettato che da un momento all'altro sbucassero Rhage, V, Butch, Z e tutti gli altri, inviati da Wrath per salvare la situazione. Oppure quando gli occhi di Gabrielle Maxwell, la nostra eroina di turno, incrociano in un locale alla moda dove si è recato con i suoi amici, un fascinoso uomo con gli occhiali da sole, mi veniva da gridarle che lui era il Re e che era tornato! Vaneggiamenti di una consorella sulla strada della guarigione.



Ovviamente dovrei essere del tutto cieca o astiosa nei confronti dei commenti del prossimo per negare l'ovvio, ovvero che le somiglianze tra i libri della Ward e della Adrian ci sono e sono anche piuttosto pesanti. Basti pensare ai  fratelli, che fanno parte di un Ordine di guerrieri, o al centro in cui vivono tutti insieme con le loro compagne. C'è una guerra in corso (ovviamente, mi viene da aggiungere) che si combatte  e come al solito gli umani sono ciechi e non se ne rendano conto. Ma invece di lasciarmi turbare dagli elementi in comune, la mia attenzione si è focalizzata sulle differenze e su quello che di nuovo la Adrian è riuscita ad introdurre. 


I suoi vampiri non si smaterializzano e soprattutto non esistono vampire che possono fornire loro il sostentamento. Infatti è una specie che ha solo maschi, ma allo stesso tempo tra le umane esistono alcune che hanno un particolare DNA che ne fa Compagne della Stirpe, ovvero coloro in grado di nutrire i loro compagni. L'origine è aliena: sono creature feroci di un altro pianeta, giunte sulla terra per conquistarla, ma che si sono estinti, lasciando tracce della loro natura in ibridi nati dall'incrocio con delle donne in carne ed ossa. 


Il desiderio di Sangue, tipico di tutto questo mondo letterario, e che nella Ward era assolutamente moderato in quanto il sangue umano non esercitava nessuna attrazione, nel romanzo della Adrian finisce per tornare prepotente e centrale. L'istinto di nutrirsi in queste creature che si trovano sempre in bilico tra civiltà e mondo selvaggio è forte come non mai ed un sottile confine divide i guerrieri dell'Ordine della Stirpe da quelli che sono i loro nemici, ovvero i Ribelli, creature come loro che si sono lasciate conquistare dalla Brama di Sangue. Basta poco per cedere, per passare dal semplice soddisfacimento di un bisogno a cui non si possono sottrarre (come farebbe la famiglia Cullen di twilightiana memoria), ma allo stesso tempo non possono lasciarsi dominare, perché bastano poche gocce in più per varcare il confine e trasformarsi in creature disgustose e animalesche. È questo il vero nodo, la vera lotta dei vampiri della Adrian, che portano dentro di sé la consapevolezza di poter diventare nemici.


Il romanzo è molto più breve dei volumi della Ward, anche perché non ci sono storie secondarie. Il protagonista di IL BACIO DI MEZZANOTTE è Lucan Thorne, un antichissimo vampiro di quasi novecento anni, che appartiene alla GEN UNO, ovvero alla prima generazione ed è per questo una sorta di capo nel gruppo di guerrieri che vivono in una villa enorme e super tecnologica. È vissuto senza una compagna, o un amore tutto suo, per secoli  preso solo dalla lotta. La sua è una reazione in qualche modo legata alla perdita della sua famiglia: un padre terribile che vinto dalla Brama di Sangue ha ucciso sua moglie ed è stato a sua volta eliminato dallo stesso Lucan. Questi ha perso anche i suoi due fratelli, uno ucciso e l'altro apparentemente suicidatosi. Scopriremo che non è così nel corso del romanzo.


Quando Lucan incrocia il cammino di Gabrielle Maxwell, quest'ultima ignora qualsiasi cosa di questo mondo sconosciuto e pericoloso, anche se sul suo collo, senza che lei lo sappia, è inciso il marchio delle Compagne della Stirpe. Lucan è attratto da Gabrielle, ma quando scopre che potrebbe legarsi a lei in modo assoluto, cerca di tenerla a distanza, anche se i pericoli e un talento particolare di Gabrielle nel vedere cose che altri non notano finiscono per intrecciare il loro cammino continuamente, fino a quando Lucan si rende conto che respingerla non li aiuterà e che lei è ormai parte della sua vita.


Il romanzo presenta non solo la storia d'amore tra i due, ma anche una certa azione, con la presentazione dei due schieramenti contrapposti. Entriamo nel complesso, dove vivono Dante, Rio, Gideon, Nikolai, Conlan ed il problematico Tegan. Lucan è il capo di riferimento, anche se sembra che tra lui e Tegan non corra buon sangue per qualche terribile storia del passato. Con gli uomini ci sono anche alcune compagne, la bellissima e gentile Savannah, compagna di lunga data di Gideon, Danika, compagna e poi vedova di Conlan, ed Eva, la passionale compagna di Rio, che poi tradirà la stirpe e quindi sarà ripudiata dal guerriero. Ognuno di loro sembra avere un ruolo e delle capacità e in questo primo libro, si fanno notare Dante, con la sua aria scanzonata, Gideon con la sua abilità ed il suo pragmatismo, Tegan, per la sua anima oscura. Gabrielle conosce tutti loro, anche se la sua abilità nel trovare i covi dei Ribelli, finisce per attirare l'attenzione del capo dei Ribelli, una vecchia conoscenza di Lucan.


Il romanzo nel complesso sembra interessante, malgrado i chiarissimi richiami alla Ward e al suo mondo vampiresco. Certo il romanzo è più snello e più ripulito, nel senso che le sue creature sono a metà tra il selvaggio predominio degli istinti ed una certa aristocrazia. Non l'ho trovato malvagio e nel complesso mi è piaciuta anche la coppia di Gabrielle e Lucan. Sono curiosa di vedere come proseguirà. Gli dò un voto di fiducia.




FRATI TRATTE DAL ROMANZO


Il suo sguardo era stato attirato lontano dalla sua preda da un paio di occhi pieni di emozione e uno spirito che pareva sperduto quasi quanto il suo.


***


"Non ti piace il mio lavoro" azzardò lei.Lui scosse lievemente la testa scura. "Lo trovo affascinante."A quel punto Gabrielle si incuriosì. "In che senso?""Trovi la bellezza nei posti più improbabili".


***


Gelsomino, pensò lui, arricciando le labbra all'indietro in un sorriso di beffardo apprezzamento. Un fiore esotico che apre i suoi petali fragranti solo alle lusinghe della notte.


***


"Mi rammarico che tu abbia dovuto vederlo, ma non posso scusarmi. E non lo farò. Ucciderei chiunque avesse intenzione di farti del male, umano o altrimenti.""Il che ti rende pericolosamente iperprotettivo, oppure semplicemente fuori di testa."


***


"Non sono un emissario della mia razza. Sono un guerriero. E a volte un boia. Il mio mestiere è la morte, Gabrielle, e non sono abituato ad accampare scuse nei confronti di nessuno per le mie azioni."


***


«Non mi fermerò mai. È questa la mia ragione di vita: dispensare morte.»


***


«Hai trovato il tuo destino, Gabrielle. Proprio come ti avevo promesso. Ma non ti ho mai detto che sarebbe stato assieme a me.» 


***

C'ERA UNA PRINCIPESSA di Johanna Lindsey



C'ERA UNA PRINCIPESSA è il primo volume della saga intitolata CARDINIA, a cui, come al solito, sono arrivata partendo da un libro successivo, ovvero MI APPARTIENI, che mi aveva lasciato una sensazione piacevole. Avevo quindi già incontrato i protagonisti di questo libro, ovvero  la bella Tanya e l'inquietante Stefan, anche se ovviamente il "Dopo Lieto Fine" ce li mostrava felici e sul punto di mettere al mondo il loro erede.


Qui però tutto ha inizio, con Stefan appena eletto Re di un piccolo stato europeo tra i più ricchi al mondo, ovvero Cardinia. Il padre, in fin di vita ha deciso di abdicare a favore del figlio, ma il trono è sorto grazie al sangue versato, ben 11 persone sono state sacrificate per permettere a Sabor di diventare il sovrano. Così, al potere, viene legata anche una promessa per ripulire il nome ed il casato. 



Tatiana, la piccolissima principessa destinata a sposare Stefan e a risanare le ferite intestine della famiglia, è stata cresciuta lontano dalla Cardinia, nella vivace America, per poter in qualche modo essere difesa e protetta. Stefan, pur non amando l'idea di legare la sua vita ad una sconosciuta, decide comunque di rispettare la volontà paterna e parte per il Nuovo Mondo con un manipolo di uomini tra cui spicca il fascinoso ed arrogante Vasili. La loro meta è New Orleans dove però le tracce della principessa si sono perse per vicende alterne. Quello che dovrebbe essere un lavoro facile, di poche settimane, si rivela invece una spasmodica e complicata ricerca della principessa scomparsa.


Quest'ultima, chiamata da tutti Tanya, vive in una locanda equivoca a Natchez, Mississipi, come figlia del proprietario. L'attrazione principale del locale è una ballerina del ventre che si esibisce davanti ad uomini bramosi corsi da ogni parte pur di assistere. 


Lungi dall'aver avuto una vita di comfort e di agi, Tanya ha dovuto subire angherie e privazioni fino a quando, per sua fortuna, l'uomo che l'ha cresciuta si è ammalato e la sua vita è decisamente migliorata. Gestisce il locale e sogna con l'indipendenza e l'autonomia che mai ha posseduto. Per niente interessata al matrimonio, non è certo intenzionata ad accettare che un uomo possa nuovamente prendere il controllo della sua vita. Una sera, però, nel locare arriva l'inquietante Stefan, insieme ai suoi uomini più fidati, ovvero Serge, Lazar e Vasili. La loro ricerca li ha portati li, anche se nessuno sembra in un primo momento poter credere che la nobile Tatiana Janacek sia la donna che hanno davanti.



La reazione di Tanya è decisamente credibile, in quando la storia che le viene raccontata le sembra così assurda come solo una favola per bambini può esserlo. Inoltre, per strategie varie, le viene detto che il suo promesso sposo è Vasili, l'Apollo biondo per cui lei prova subito antipatia ed irritazione, e non Stefan, da cui invece si sente attratta, che invece teme che lei possa respingerlo per via del suo aspetto quando scoprirà la verità. 



Tutta la maggior parte del romanzo è costituito ancora una volta da un lungo viaggio, un po' come sarà poi anche il secondo volume della saga. Il viaggio come percorso di crescita e di conoscenza...Tema piuttosto usato che conserva sempre un suo fascino. Quello che mi piace però è anche l'iterazione con gli altri componenti del gruppo che scortano la principessa verso il Regno di Cardinia: Lazar il pigro sorridente, Serge il serioso, ma soprattutto Vasili, l'arrogante, l'impulsivo, il fascinoso. 


Se Stefan è il Re tormentato, insicuro e a tratti fragile per quelle cicatrici che lo deturpano, Vasili ha quella sicurezza nata dall'avvenenza e dal plauso del mondo che lo circonda. Malgrado ciò, Vasili mette la fedeltà e l'onore, e quindi la dedizione alla corona e al cugino, al di sopra anche dei propri piaceri personali e questo ne faranno un grande protagonista nel romanzo successivo. Qui, dopo essersi fatto odiare da Tanya, rivela una certa profondità e capacità di fare un passo indietro quando scopre che la principessa non è quella donnaccia che tutti loro credono.Peccato che la rivelazione non sia condivisa da Stefan, che nel momento clou quando la sua rabbia (altro elemento sui cui l'autrice costruisce buona parte del ritmo della storia) ha il sopravvento, è talmente ubriaco e confuso da non rendersi conto della verità. 


Innegabile il fatto che il più fascinoso tra Stefan e Vasilia sia Vasili.  Di solito quelli troppo belli diventano piatti, privi di fascino, invece lui, malgrado l'aria da Adone dorato, finisce sempre per conquistare. Basti pensare alla scena in cui si rifiuta categorico di prestarsi all'esperimento di Tanya che vuole scoprire se Stefan ha ragione e se tutti gli uomini che la baciano provocano la stessa reazione. Vasili rifiuta di essere la cavia, ma poi, dietro alla minaccia che la Regina possa andarsene in giro per l'accampamento a chiedere baci, la trascina in un posto appartato e con aria rassegnata si cimenta. Lei sembra soddisfatta, ma noi restiamo con il dubbio che non si sia impegnato abbastanza.



Alla fine, come nel più classico dei romanzi,  tutti i nodi vengono al pettine e abbiamo un fastoso matrimonio reale, preceduto quasi dall'omicidio della sposa, che però viene sventato rapidamente dal Re. Libro scorrevole e assolutamente piacevole, ma  il secondo è decisamente quello più interessante.